Torno a casa e senza rifletterci riempio la vasca di acqua bollente: sono giorni così, in cui faccio le cose seguendo l’istinto, ascoltando apparentemente distratta ciò che so e non vorrei dover ascoltare. Ho accanto anche troppe persone che si attorcigliano addosso una selva di pensieri, come un rampicante con le spine, ma privo di rose, che stringe e soffoca e li rende nervosi e solitari. Faccio le cose come reagire al gelo che mi insegue da giorni senza sosta e riempio d’acqua il nido accogliente io cui mi immergo senza un suono, senza un progetto. Ma presto, insieme ai movimenti scivolosi di bagnoschiuma e tepore, emerge il desiderio di passare la spugna e poi la crema e poi… Mi fermo, accorgendomi che sono tutte cose che farei per prendermi cura di me, ma è solo lo strato superficiale. E mi accorgo che è così anche nelle altre cose: faccio cose per cercare di stare bene, ma non scendo nel profondo.
Non scalfisco altro che il guscio esterno delle emozioni. Mi tengo lontana dai mutamenti significativi come se ne avessi paura. Ne ho paura, me ne accorgo ora che lo scrivo qui.
Penso che resterò ancora un poco nella vasca, poi sarà tempo di uscire.
mi piace tanto questo post
:*