“Ma tu come fai?” mi chiede una amica, che sta attraversando un momento buio. Tu come fai, con tutto quello che ti è successo e che ti continua a capitare?
Infatti non ce la faccio. Mi arrendo, tutti i giorni. In ogni momento. Ma non c’è nessuno ad accettare la mia resa.
Sono da sola con le mie delusioni, il mio fallimento. Da sola con le mie incapacità e i miei difetti. E non c’è nessuno a cui consegnare le armi per smettere di lottare. Nessuno di fronte a cui addossarmi le mie responsabilità. Nessuno che mi prenda in consegna e mi punisca per le mie mancanze, per aver scelto le battaglie sbagliate da combattere. Per aver perseverato nel tenere un avamposto, un ponte, quando non c’era nessuna speranza. Per aver tradito i miei commilitoni. Per essermi ritirata vigliaccamente in angolini protetti invece di uscire nella battaglia a fronte alta e fucile in spalla.
Non c’è nessun altro che non sia io, che sono il mio peggior giudice. E infatti mi condanno e mi punisco ogni giorno, ma poi il giorno dopo sono sempre qui.
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